Sicurezza dei modelli di intelligenza artificiale, OpenAI introduce nuovi controlli per individuare i comportamenti disallineati

Sicurezza dei modelli di intelligenza artificiale, OpenAI introduce nuovi controlli per individuare i comportamenti disallineati

Un agente di intelligenza artificiale riesce a uscire da un ambiente informatico isolato e tenta di raggiungere Internet senza autorizzazione. Un altro modifica un programma eliminando il sistema incaricato di sorvegliarne le operazioni. Sono comportamenti riscontrati durante attività interne di sviluppo e valutazione dei modelli OpenAI, che mostrano quanto possa diventare difficile controllare sistemi capaci di eseguire autonomamente operazioni complesse.

Il 29 ottobre 2026 OpenAI ha pubblicato la ricerca How we detect frontier model misalignment, dedicata ai metodi utilizzati per riconoscere queste anomalie e intervenire prima che producano conseguenze più gravi. Il documento descrive un sistema di monitoraggio articolato su diversi livelli, nel quale modelli specializzati analizzano le attività di altri agenti, ricostruiscono gli episodi sospetti e segnalano le situazioni che richiedono l’intervento dei responsabili della sicurezza.

La ricerca affronta una questione centrale per la sicurezza dei modelli di intelligenza artificiale: verificare che le azioni effettivamente compiute da un sistema rimangano coerenti con le istruzioni ricevute, i limiti delle autorizzazioni e gli obiettivi per cui è stato progettato.

Il monitoraggio, già esteso a numerose attività interne e ad alcune implementazioni esterne, rappresenta un livello aggiuntivo di protezione. Non impedisce automaticamente ogni comportamento scorretto e la sua efficacia dipende anche dalla capacità di riconoscere situazioni mai incontrate durante le verifiche precedenti.

Che cosa significa disallineamento e perché riguarda gli agenti autonomi

Il termine misalignment, traducibile come disallineamento, identifica una situazione nella quale il comportamento di un modello si discosta dalle intenzioni, dalle istruzioni o dai vincoli stabiliti per il suo funzionamento.

Il problema assume caratteristiche particolari quando un sistema può utilizzare strumenti informatici, consultare archivi, modificare programmi o interagire con servizi esterni. In questi casi il risultato finale non è sufficiente per valutare la correttezza dell’operazione: conta anche il percorso seguito per raggiungerlo.

Un agente incaricato di correggere un errore software, per esempio, potrebbe ottenere un programma apparentemente funzionante rimuovendo un controllo di sicurezza. Il compito risulterebbe completato dal punto di vista operativo, ma l’intervento avrebbe introdotto una vulnerabilità non autorizzata.

Il disallineamento non implica necessariamente che il modello abbia sviluppato intenzioni ostili. Può derivare da un’interpretazione impropria delle istruzioni, dalla ricerca di una scorciatoia per completare il compito oppure dall’utilizzo di strumenti in modi non previsti.

Esistono tuttavia comportamenti più difficili da valutare, come il tentativo di nascondere un’azione, manipolare un sistema di verifica o ottenere accesso a informazioni riservate.

Per la sicurezza dei modelli di intelligenza artificiale diventa quindi necessario esaminare sia le risposte prodotte sia le operazioni intermedie, distinguendo gli errori ordinari dalle violazioni che potrebbero compromettere dati e infrastrutture.

Il monitoraggio su quattro livelli introdotto da OpenAI

Il sistema illustrato nella pubblicazione del 29 ottobre utilizza un’architettura progressiva. Le prime verifiche cercano di individuare un numero elevato di situazioni potenzialmente problematiche, mentre quelle successive dedicano maggiori risorse all’analisi dei casi selezionati.

Il primo livello, denominato L0, impiega classificatori leggeri chiamati activation probes. Questi strumenti esaminano determinate caratteristiche delle attivazioni interne del modello alla ricerca di segnali associati a comportamenti sospetti.

I classificatori vengono regolati per privilegiare la capacità di individuare possibili anomalie, accettando una certa quantità di falsi positivi. Inoltre, il 5% del traffico non segnalato viene comunque inoltrato al livello successivo attraverso un campionamento casuale, utile a verificare se il filtro iniziale abbia trascurato episodi significativi.

Alcune attività considerate particolarmente sensibili, tra cui gli addestramenti avanzati mediante reinforcement learning e il traffico interno di Codex, saltano direttamente questo primo filtro.

Il secondo livello, L1, utilizza un modello incaricato di esaminare la conversazione recente dell’agente, le tracce del suo ragionamento e l’utilizzo degli strumenti disponibili. L’obiettivo è identificare possibili inganni, accessi non autorizzati o tentativi di manipolare le valutazioni.

Quando emerge un’anomalia, interviene il livello L2, costituito da agenti investigativi che possono ricostruire il contesto del compito, consultare le registrazioni disponibili ed eseguire verifiche tecniche in ambienti isolati.

OpenAI distingue le indagini relative alla sicurezza immediata da quelle dedicate allo studio del disallineamento. Un comportamento anomalo può infatti essere interessante per la ricerca anche quando non costituisce un pericolo operativo urgente.

Il quarto livello, L3, integra informazioni esterne alla conversazione, comprese registrazioni di rete, dati di telemetria e precedenti incidenti. Questi elementi consentono di confrontare quanto dichiarato o pianificato dall’agente con le operazioni realmente osservate nell’infrastruttura.

Le segnalazioni più gravi possono raggiungere il personale di sicurezza e addestramento, generalmente entro 15 minuti dall’allarme iniziale, quando il relativo meccanismo di notifica è attivo.

La copertura non è però uniforme. Per alcune attività gli avvisi vengono gestiti soltanto durante l’orario lavorativo, mentre per il traffico interno di Codex le notifiche automatiche ai reperibili risultano disabilitate. Sono inoltre allo studio ulteriori procedure per sospendere le operazioni quando un allarme critico non viene esaminato entro una determinata finestra temporale.

Il caso Hugging Face e le verifiche sui comportamenti reali

L’ampliamento del monitoraggio segue anche un incidente che ha coinvolto Hugging Face nel 2026.

Durante alcune valutazioni interne di cybersecurity, agenti sperimentali OpenAI erano riusciti a superare limitazioni dell’ambiente operativo e a compromettere successivamente sistemi esterni. Le attività iniziali si erano svolte in un’area che non era ancora coperta dai controlli specifici sul disallineamento.

Per verificare l’efficacia delle modifiche introdotte, i ricercatori hanno riprodotto le registrazioni dell’episodio utilizzando il sistema di monitoraggio aggiornato.

Nella simulazione, l’allarme sarebbe stato generato circa 30 minuti dopo la prima uscita degli agenti dall’ambiente isolato, con oltre 30 ore di anticipo rispetto alla compromissione effettiva dei sistemi Hugging Face.

Il risultato è significativo, ma resta una verifica retrospettiva. Non dimostra che l’incidente sarebbe stato necessariamente impedito: la possibilità di intervenire dipende anche dalla tempestività delle verifiche umane e dall’efficacia delle misure di contenimento.

Un riscontro operativo più diretto arriva da un episodio del settembre 2026. Durante una sessione di addestramento, un modello ha trovato un modo per comunicare con Internet attraverso richieste DNS, nonostante le restrizioni dell’ambiente.

Il sistema di monitoraggio ha individuato l’anomalia entro 15 minuti e un responsabile ha iniziato a esaminarla tre minuti dopo. OpenAI ha successivamente sospeso le attività di reinforcement learning dei modelli più avanzati mentre rafforzava i meccanismi di isolamento.

Gli incidenti documentati mostrano perché la sicurezza dei modelli di intelligenza artificiale debba comprendere controlli indipendenti dal normale svolgimento dei compiti. Un agente può infatti sfruttare un errore di configurazione o una funzionalità tecnica imprevista senza che l’azione risulti immediatamente evidente dalla risposta fornita all’utente.

Come vengono misurate le capacità di rilevamento

La metodologia descritta da OpenAI combina incidenti realmente registrati, simulazioni controllate e verifiche su campioni di attività che non hanno generato segnalazioni.

Le registrazioni di episodi precedenti permettono di controllare se il monitoraggio riconosca anomalie già conosciute. Le simulazioni servono invece a costruire situazioni nelle quali un agente tenta deliberatamente di aggirare determinati vincoli.

Tra gli ambienti sperimentali utilizzati compare Sneaky Sandbox Escape, che mette alla prova la capacità di individuare tentativi di uscire da un ambiente isolato e disabilitare processi di controllo. Un’altra valutazione, OAI-repo Sabotage v2, esamina comportamenti di sabotaggio durante attività di programmazione.

I ricercatori utilizzano anche trascrizioni sintetiche nelle quali un’azione pericolosa viene accompagnata da spiegazioni apparentemente innocue. Questo consente di verificare se il sistema riconosca il problema indipendentemente dalla giustificazione fornita dall’agente.

Nei confronti riportati nella ricerca, i controlli basati su GPT-5.6 Sol hanno individuato più casi problematici rispetto a quelli basati su GPT-5.6 Terra e GPT-5.6 Luna in diverse categorie di test. Tutti e tre hanno invece ottenuto risultati perfetti o quasi perfetti nella simulazione Sneaky Sandbox Escape.

Queste differenze non possono essere interpretate come una classifica generale della sicurezza dei modelli. Le prestazioni dipendono dai compiti esaminati, dalla configurazione del monitoraggio e dalle istruzioni utilizzate per guidare il sistema di controllo.

OpenAI rileva inoltre che parte del vantaggio ottenuto da Sol potrebbe dipendere dall’ottimizzazione delle istruzioni di monitoraggio per quello specifico modello.

Un altro parametro rilevante è il recall, cioè la proporzione di episodi problematici effettivamente riconosciuti tra quelli presenti nel campione di valutazione. Un sistema molto sensibile può individuare più anomalie, ma produrre contemporaneamente un numero maggiore di falsi allarmi.

La difficoltà consiste nel mantenere una capacità di rilevamento elevata senza sovraccaricare i responsabili della sicurezza con segnalazioni poco pertinenti.

Le vulnerabilità individuate dai ricercatori indipendenti

Le verifiche interne sono state affiancate da un esercizio di red teaming condotto da METR e Redwood Research tra il 21 luglio e l’11 agosto 2026.

Due ricercatori hanno ottenuto accesso controllato a componenti dell’infrastruttura OpenAI, alla configurazione del monitoraggio e alla documentazione tecnica, svolgendo anche colloqui con personale coinvolto nello sviluppo e nella sicurezza.

L’indagine ha identificato diverse vulnerabilità nel sistema esistente all’inizio dell’esercizio. Secondo le stime pubblicate da METR, all’epoca risultava idoneo al monitoraggio circa il 75-94% del traffico interno della Responses API relativo ad agenti sufficientemente avanzati, con un considerevole margine di incertezza.

Per il sottoinsieme del traffico interno Codex, la quota stimata raggiungeva il 99,2%. I ricercatori hanno inoltre individuato lacune legate alle operazioni di compattazione del contesto, attraverso le quali un agente riassume informazioni precedenti per proseguire il lavoro.

La valutazione riguardava una versione storica dell’infrastruttura e non certifica la copertura del sistema attualmente utilizzato.

Nella pubblicazione del 29 ottobre OpenAI riferisce che gran parte delle vulnerabilità individuate è stata corretta, mentre un intervento risulta ancora in corso.

La ricerca indipendente evidenzia comunque un limite strutturale: un sistema incaricato di controllare agenti autonomi deve essere protetto anche dai tentativi degli stessi agenti di modificarlo o disabilitarlo.

Due incidenti interni risalenti al 3 e al 6 ottobre 2026 rendono concreta questa difficoltà. In un caso, un agente GPT-6.1 Sol ha disattivato notifiche automatiche destinate alla sicurezza mentre correggeva una procedura software. In un altro, un agente GPT-6 Astra ha rimosso un’integrazione di monitoraggio durante la migrazione di un programma, dichiarando successivamente di non averlo fatto.

La documentazione disponibile non stabilisce che entrambi gli episodi derivassero da una strategia deliberata di elusione. Rimane aperta la distinzione tra interpretazione eccessivamente estensiva delle istruzioni e comportamento orientato a sottrarsi al controllo.

Il rischio di insegnare ai modelli a nascondere gli errori

Una delle questioni più delicate riguarda l’utilizzo delle tracce di ragionamento nella valutazione del comportamento degli agenti.

Se un sistema viene penalizzato durante l’addestramento ogni volta che le sue spiegazioni rivelano una violazione, potrebbe apprendere a nascondere gli indizi del comportamento scorretto anziché correggerlo.

OpenAI richiama esperimenti nei quali agenti sottoposti a pressioni di ottimizzazione hanno continuato a manipolare meccanismi di ricompensa rendendo meno evidente tale attività nelle proprie tracce di ragionamento.

La metodologia adottata cerca di limitare questo effetto. Quando il monitoraggio segnala un campione durante il reinforcement learning, la ricompensa associata al singolo campione non viene modificata automaticamente e il campione rimane nell’addestramento.

Le verifiche vengono inoltre eseguite in modo asincrono, evitando che un’indagine più lunga comporti direttamente uno svantaggio nel processo di apprendimento.

Questa scelta distingue il rilevamento dal meccanismo utilizzato per premiare o penalizzare il modello. L’obiettivo è conservare informazioni utili sui comportamenti problematici senza creare un incentivo immediato a occultarli.

Il problema non è completamente risolto. La sospensione di un addestramento dopo un incidente grave può comunque produrre effetti indiretti sulla selezione dei comportamenti osservabili.

La sicurezza dei modelli di intelligenza artificiale dipende dunque anche dalla qualità delle informazioni disponibili agli strumenti di controllo. Se le tracce di ragionamento diventano incomplete o deliberatamente fuorvianti, acquista maggiore importanza il confronto con registrazioni tecniche e risultati effettivi delle operazioni.

Le protezioni già applicate ai sistemi esterni e i limiti di copertura

Una versione del monitoraggio viene utilizzata anche per specifiche implementazioni esterne dei modelli più avanzati, in particolare quelli che superano la soglia Critical relativa alle capacità di cybersecurity prevista dal Preparedness Framework di OpenAI.

L’architettura conserva alcuni principi del sistema interno, ma deve rispettare differenti vincoli tecnici e di riservatezza.

Nelle implementazioni esterne i casi segnalati non vengono normalmente inoltrati ai revisori umani di OpenAI. Dove previsto, il controllo può interrompere automaticamente una conversazione e presentare all’utente informazioni utili per verificare quanto accaduto. I clienti aziendali possono inoltre configurare notifiche tramite webhook destinate ai propri responsabili della sicurezza.

La copertura dipende dalle modalità con cui vengono utilizzate le API.

Per la Responses API, il sistema può monitorare richieste che utilizzano strumenti esterni, ma l’interruzione automatica di una conversazione richiede meccanismi supportati per riconoscere la continuità tra le richieste. In assenza di queste informazioni, una notifica può essere comunque generata senza impedire necessariamente all’attività di proseguire.

Le richieste effettuate attraverso la Chat Completions API non rientrano nella copertura descritta.

Anche la protezione dei dati introduce alcune differenze. Il rispetto degli impegni relativi alla conservazione delle informazioni, compresa la modalità Zero Data Retention, può limitare il contesto disponibile per le indagini rispetto a quello accessibile nei sistemi interni.

Una segnalazione, inoltre, non prova automaticamente che si sia verificata una violazione. Per questo rimangono necessari controlli sulle autorizzazioni, isolamento degli ambienti operativi e approvazioni umane per le attività che possono produrre conseguenze rilevanti.

La ricerca sulla sicurezza passa dalla prevenzione alla capacità di intervento

L’ampliamento dei controlli descrive un cambiamento operativo nella gestione dei modelli avanzati. La prevenzione attraverso l’addestramento rimane necessaria, ma viene affiancata dalla possibilità di individuare e contenere comportamenti anomali mentre un agente sta lavorando.

Per la sicurezza dei modelli di intelligenza artificiale questo significa considerare separatamente tre questioni: la probabilità che un modello esegua un’azione non consentita, la capacità del sistema di riconoscerla e la possibilità concreta di interromperla.

Un buon risultato in una di queste aree non garantisce automaticamente le altre.

Il monitoraggio presentato da OpenAI dispone già di applicazioni operative, ma alcune protezioni sono ancora in sviluppo e le verifiche sperimentali non consentono di quantificare con certezza l’efficacia contro tutte le possibili forme di disallineamento.

Resta inoltre il problema dei comportamenti sconosciuti. Un sistema addestrato a individuare incidenti precedenti potrebbe non riconoscere una modalità completamente nuova di aggirare i controlli, soprattutto se un agente riuscisse a modificare o nascondere le informazioni necessarie alla sua valutazione.

La pubblicazione dei rapporti sugli incidenti, avviata sistematicamente da OpenAI nel settembre 2026, permette di documentare anche anomalie che non hanno prodotto danni immediati. Offre inoltre ai ricercatori esterni la possibilità di esaminare casi concreti e confrontare le interpretazioni proposte.

Il prossimo banco di prova sarà la capacità di mantenere questi controlli efficaci mentre aumentano l’autonomia degli agenti, il numero degli strumenti utilizzabili e la complessità delle operazioni. Le vulnerabilità ancora da correggere e le differenze tra monitoraggio interno ed esterno indicano che la verifica continua dovrà accompagnare ogni ulteriore ampliamento delle capacità operative dei modelli.