Le aziende europee conoscono sempre meglio le regole sull’accessibilità, ma faticano a trasformarle in procedure operative. Il problema riguarda soprattutto le piccole e medie imprese, che devono confrontarsi con normative complesse, competenze specialistiche difficili da reperire e risorse economiche limitate. È quanto emerge da uno studio pubblicato il 27 ottobre 2026 da AccessibleEU, il centro europeo dedicato alla promozione dell’accessibilità, che ha esaminato le esperienze di 75 aziende appartenenti a diversi settori economici.
La ricerca mette in evidenza una distanza tra la conoscenza degli obblighi e la loro applicazione quotidiana. L’accessibilità viene progressivamente riconosciuta come parte della trasformazione digitale e della qualità dei servizi, ma spesso rimane un’attività affrontata in occasione di aggiornamenti tecnologici, verifiche normative o interventi correttivi.
L’accessibilità digitale nelle piccole imprese rappresenta uno degli aspetti più delicati di questa situazione. Un’organizzazione con pochi dipendenti può avere difficoltà a individuare le disposizioni applicabili, valutare il proprio sito internet, verificare il funzionamento dei servizi online e seguire gli interventi realizzati dai fornitori esterni. Anche quando esiste la volontà di migliorare, mancano frequentemente competenze interne e strumenti adeguati.
Lo studio europeo affronta queste difficoltà dal punto di vista delle aziende, cercando di comprendere come vengono prese le decisioni, quali ostacoli rallentano gli interventi e quale supporto potrebbe rendere più efficace l’applicazione delle regole.
Lo studio AccessibleEU: 75 aziende coinvolte tra settembre 2025 e marzo 2026
L’indagine è stata condotta attraverso un insieme di attività svolte tra settembre 2025 e marzo 2026. I ricercatori hanno utilizzato analisi documentale, questionari, interviste e workshop di validazione, raccogliendo informazioni sulle modalità con cui le imprese affrontano l’accessibilità di prodotti e servizi.
Il campione comprende 75 aziende di dimensioni e settori differenti, distribuite in diversi Stati membri dell’Unione europea. La comunicazione ufficiale di AccessibleEU non specifica tuttavia l’elenco completo dei Paesi, la ripartizione delle imprese per settore economico, il numero di microimprese rispetto alle altre classi dimensionali o i criteri dettagliati utilizzati per selezionare i partecipanti.
Si tratta di una limitazione importante per interpretare correttamente i risultati. La presenza di aziende appartenenti a categorie differenti permette di osservare problemi organizzativi diversi, ma non autorizza a considerare le 75 realtà coinvolte come un campione statisticamente rappresentativo dell’intero sistema produttivo europeo.
Non sarebbe quindi corretto utilizzare questa ricerca per affermare che una determinata percentuale delle PMI europee non rispetta le regole sull’accessibilità. I risultati descrivono comportamenti, difficoltà e necessità emersi nelle organizzazioni esaminate, senza fornire una misura generalizzabile della conformità normativa.
L’impostazione metodologica presenta comunque un elemento interessante. L’utilizzo congiunto di questionari, interviste e momenti di confronto consente di approfondire questioni che un semplice controllo tecnico dei siti web potrebbe non rilevare, come la distribuzione delle responsabilità aziendali, la preparazione del personale e le difficoltà incontrate nella gestione dei fornitori.
Il divario tra conoscenza delle norme e applicazione quotidiana
Uno dei risultati principali riguarda l’aumento della consapevolezza aziendale. Secondo AccessibleEU, molte organizzazioni hanno iniziato a considerare l’accessibilità all’interno delle strategie di trasformazione digitale, dei processi di governance e delle attività rivolte ai clienti.
Questa maggiore attenzione non corrisponde necessariamente a un’applicazione sistematica.
Lo studio individua criticità soprattutto negli acquisti di tecnologie, nello sviluppo dei prodotti, nell’organizzazione dei servizi e nelle procedure aziendali. Sono attività che coinvolgono reparti differenti e che richiedono decisioni coordinate.
Un sito internet, ad esempio, può essere sviluppato da un fornitore esterno, aggiornato dal personale amministrativo e utilizzato dal reparto commerciale per raccogliere richieste o gestire ordini. Se l’accessibilità viene verificata esclusivamente durante la realizzazione iniziale, gli aggiornamenti successivi possono introdurre nuovi ostacoli.
Un modulo di contatto modificato senza controllare le etichette dei campi, una finestra che non può essere gestita attraverso la tastiera o un documento pubblicato in un formato poco accessibile possono compromettere l’utilizzo del servizio.
Sono esempi tecnici che mostrano perché la conformità non possa essere considerata un risultato acquisito una volta per tutte.
Per l’accessibilità digitale nelle piccole imprese, il problema organizzativo assume un peso particolare. Nelle strutture più contenute, le stesse persone si occupano spesso di amministrazione, comunicazione, gestione commerciale e rapporti con i fornitori tecnologici. Mantenere un controllo costante sull’accessibilità richiede quindi procedure compatibili con l’effettiva organizzazione del lavoro.
La ricerca segnala che le aziende più grandi tendono a disporre di strutture di governance e capacità operative più mature. Le PMI incontrano invece maggiori limitazioni nella formazione, nella disponibilità di risorse e nell’accesso a consulenze specialistiche.
Questa differenza non implica che le imprese di maggiori dimensioni siano automaticamente conformi. Indica piuttosto che una struttura organizzativa articolata può rendere più semplice assegnare responsabilità, programmare verifiche e gestire gli interventi correttivi.
European Accessibility Act: quali imprese devono rispettare le disposizioni
Il riferimento normativo principale della ricerca è l’European Accessibility Act, introdotto dalla direttiva europea 2019/882. Le disposizioni nazionali di recepimento si applicano, secondo le condizioni previste dalla normativa, dal 28 giugno 2025.
La direttiva stabilisce requisiti comuni di accessibilità per determinate categorie di prodotti e servizi, con l’obiettivo di ridurre le differenze normative tra gli Stati membri e migliorare l’accesso delle persone con disabilità.
Tra gli ambiti interessati figurano i computer e i relativi sistemi operativi, gli smartphone, alcuni terminali self-service, i servizi di comunicazione elettronica, i servizi bancari destinati ai consumatori, gli e-book, determinati servizi collegati al trasporto passeggeri e il commercio elettronico.
La normativa non impone automaticamente a tutte le aziende private di rendere ogni sito internet conforme agli stessi requisiti. L’applicabilità dipende dalla tipologia di prodotto o servizio, dalle caratteristiche dell’operatore economico e dalle disposizioni nazionali pertinenti.
La distinzione è particolarmente importante quando si affronta l’accessibilità digitale nelle piccole imprese.
L’European Accessibility Act prevede infatti un’esenzione specifica per le microimprese che forniscono servizi. Ai fini della direttiva, sono considerate microimprese quelle con meno di dieci dipendenti e un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiore a due milioni di euro.
L’esenzione riguarda gli obblighi di accessibilità previsti dalla direttiva per la prestazione dei servizi da parte di queste microimprese. Non costituisce invece un’esclusione generale da qualsiasi normativa sull’accessibilità e non si estende automaticamente a tutti gli obblighi relativi ai prodotti disciplinati dalla stessa direttiva.
Per le altre imprese che forniscono servizi rientranti nell’ambito di applicazione, le dimensioni ridotte non determinano di per sé un’esenzione.
La disciplina contempla inoltre specifiche condizioni relative all’onere sproporzionato e alla modifica sostanziale della natura di un prodotto o servizio. Non si tratta di deroghe automatiche: la loro applicazione richiede valutazioni fondate sui criteri normativi e, nei casi previsti, adeguata documentazione.
Esistono anche disposizioni transitorie per particolari contratti, prodotti e terminali già utilizzati prima del 28 giugno 2025. Sarebbe quindi inesatto considerare quella data come una scadenza identica e indistinta per ogni situazione.
In Italia la direttiva è stata recepita attraverso il decreto legislativo 82/2022. La verifica degli obblighi applicabili deve tenere conto anche di questo provvedimento e delle disposizioni nazionali che regolano le singole categorie di operatori e servizi.
Siti web, moduli e pagamenti: dove si incontrano gli ostacoli tecnici
Le difficoltà evidenziate da AccessibleEU trovano una manifestazione concreta nella gestione delle interfacce digitali.
Un servizio accessibile deve consentire alle persone con differenti capacità sensoriali, motorie o cognitive di comprendere le informazioni e completare le operazioni previste.
Nel caso di un sito di commercio elettronico, questo significa prestare attenzione alla navigazione, alla ricerca dei prodotti, alla compilazione dei dati, alla gestione del carrello e al pagamento. Un’interfaccia apparentemente semplice può presentare barriere significative quando viene utilizzata attraverso tecnologie assistive.
Tra gli elementi tecnici da verificare rientrano la possibilità di utilizzare le funzioni tramite tastiera, la presenza di descrizioni testuali appropriate per le immagini informative, il contrasto dei contenuti, la corretta associazione tra campi e relative etichette e la comprensibilità dei messaggi di errore.
Anche la sequenza delle operazioni assume rilievo. Se durante un acquisto compare un messaggio che non viene comunicato correttamente a uno screen reader, l’utente può non comprendere perché la procedura si sia interrotta.
La verifica dell’accessibilità richiede quindi di osservare l’intero percorso necessario a utilizzare il servizio, anziché limitarsi all’aspetto grafico delle singole pagine.
Le Web Content Accessibility Guidelines, sviluppate dal World Wide Web Consortium, costituiscono un riferimento tecnico internazionale per la progettazione di contenuti web accessibili. Nell’applicazione degli obblighi europei occorre tuttavia distinguere queste linee guida, gli standard tecnici pertinenti e i requisiti giuridicamente vincolanti per la specifica categoria di prodotto o servizio.
Un controllo automatico può individuare numerosi problemi, ma non è sufficiente a stabilire da solo l’effettiva accessibilità di un’esperienza digitale. Alcune verifiche richiedono un esame manuale, prove di utilizzo e, quando possibile, il coinvolgimento di persone che impiegano tecnologie assistive.
Per una piccola azienda, acquistare uno strumento di verifica senza possedere le competenze necessarie a interpretarne i risultati rischia di produrre un elenco di errori difficilmente traducibile in interventi concreti.
Il costo delle competenze e il rapporto con i fornitori esterni
La mancanza di professionalità specializzate è una delle criticità esplicitamente richiamate nello studio europeo.
L’accessibilità richiede conoscenze che attraversano più discipline: progettazione delle interfacce, sviluppo software, organizzazione dei contenuti, esperienza utente e interpretazione dei requisiti normativi.
Nelle PMI queste competenze raramente possono essere concentrate in una funzione aziendale dedicata. Il ricorso a fornitori esterni diventa quindi una soluzione frequente, ma introduce ulteriori esigenze di coordinamento.
L’azienda deve essere in grado di definire cosa richiedere al fornitore, quali controlli prevedere e come gestire eventuali problemi individuati dopo la consegna.
Un contratto di sviluppo che preveda genericamente la realizzazione di un sito moderno o facilmente navigabile non equivale a una specifica tecnica sull’accessibilità. Occorre identificare i requisiti pertinenti e stabilire come verificarne il rispetto.
Il tema riguarda anche le piattaforme già acquistate. Un’impresa può utilizzare software gestionali, sistemi di prenotazione, moduli di pagamento o servizi esterni sui quali dispone di margini limitati di intervento.
In questi casi, la selezione dei fornitori e la verifica delle caratteristiche delle soluzioni acquistate diventano parte della gestione dell’accessibilità.
Lo studio AccessibleEU individua proprio negli approvvigionamenti e nei processi di sviluppo alcuni degli ambiti nei quali la conoscenza delle regole fatica a tradursi in pratiche consolidate.
L’accessibilità digitale nelle piccole imprese dipende quindi anche dalla capacità di acquistare tecnologie adeguate e di mantenere nel tempo il controllo sui servizi affidati a terzi.
Questa considerazione ha una conseguenza economica. Correggere un problema durante la progettazione può richiedere modifiche relativamente circoscritte; intervenire quando il servizio è già operativo può coinvolgere più fornitori, componenti software e procedure aziendali.
L’entità dei costi varia naturalmente in funzione dell’architettura tecnologica e degli interventi necessari. Lo studio non fornisce, nella comunicazione pubblicata, una quantificazione generalizzabile dei costi sostenuti dalle imprese esaminate.
Indicazioni frammentate e difficoltà nell’interpretare gli obblighi
Le aziende coinvolte nell’indagine hanno segnalato anche la complessità del quadro regolatorio, l’incertezza sui requisiti applicabili e la frammentazione delle indicazioni disponibili.
Sono problemi distinti dalla semplice mancanza di risorse.
Un’impresa può disporre del budget per migliorare un servizio digitale e incontrare comunque difficoltà nello stabilire quali interventi siano necessari per rispettare la disciplina pertinente.
La presenza di direttive europee, norme nazionali di recepimento, standard tecnici e documenti di orientamento richiede infatti una lettura coordinata.
L’European Accessibility Act definisce un quadro comune, ma la sua applicazione concreta passa anche attraverso gli ordinamenti nazionali. Inoltre, le caratteristiche dei requisiti variano a seconda dei prodotti e dei servizi interessati.
Per le aziende che operano in più mercati europei, questo può comportare ulteriori attività di verifica.
La ricerca richiama la necessità di indicazioni più pratiche e armonizzate. AccessibleEU evidenzia anche l’utilità di strumenti di controllo economicamente accessibili, formazione differenziata in base ai ruoli aziendali e meccanismi di condivisione delle conoscenze.
Una formazione destinata agli sviluppatori, ad esempio, deve affrontare problemi differenti rispetto a quella rivolta al personale che pubblica contenuti o gestisce l’assistenza clienti.
Nel primo caso assumono rilievo la struttura del codice, i componenti interattivi e la compatibilità con le tecnologie assistive. Nel secondo diventano centrali la leggibilità dei documenti, la chiarezza delle comunicazioni e la possibilità di aiutare un cliente che incontra difficoltà nell’utilizzo del servizio.
La distinzione tra ruoli evita di concentrare tutte le responsabilità su un singolo tecnico, lasciando prive di indicazioni le altre persone coinvolte nei processi digitali.
L’accessibilità come processo aziendale e non come intervento isolato
Una delle osservazioni più significative della ricerca riguarda la continuità delle attività.
L’accessibilità può essere compromessa anche dopo un intervento tecnico correttamente eseguito. Un aggiornamento del sito, l’introduzione di una nuova funzione o la sostituzione di una piattaforma possono modificare le condizioni di utilizzo del servizio.
La gestione richiede pertanto procedure di verifica compatibili con la frequenza degli aggiornamenti.
Per l’accessibilità digitale nelle piccole imprese, questo può significare attribuire responsabilità precise a chi pubblica contenuti, definire requisiti da comunicare ai fornitori e prevedere controlli sulle operazioni essenziali del servizio.
Non tutte le attività richiedono lo stesso livello di specializzazione. La preparazione di testi comprensibili, l’organizzazione coerente delle informazioni e l’attenzione alla struttura dei documenti possono essere integrate nelle procedure ordinarie dopo un’adeguata formazione.
Le verifiche tecniche più complesse richiedono invece competenze specifiche e strumenti appropriati.
AccessibleEU considera particolarmente utile lo sviluppo di percorsi formativi legati alle mansioni effettive, insieme alla disponibilità di soluzioni di controllo sostenibili anche per le organizzazioni con budget contenuti.
L’indagine attribuisce rilievo anche alla collaborazione tra imprese, professionisti, istituzioni e soggetti impegnati nella promozione dell’accessibilità.
La condivisione di strumenti e indicazioni operative può ridurre il lavoro necessario a interpretare problemi già affrontati da altre organizzazioni. Rimane comunque indispensabile verificare che le soluzioni individuate siano adatte al servizio e agli obblighi concretamente applicabili.
Cosa indica la ricerca per le PMI europee
Il valore dello studio pubblicato il 27 ottobre risiede soprattutto nell’analisi delle condizioni che rendono difficile applicare le regole, anche quando la loro importanza è riconosciuta.
Le 75 aziende coinvolte non costituiscono una base sufficiente per misurare il livello complessivo di conformità delle imprese europee. Le informazioni raccolte permettono però di identificare criticità organizzative ricorrenti nelle esperienze esaminate.
Tra queste emergono la difficoltà di interpretare disposizioni articolate, la disponibilità limitata di competenze specialistiche e l’assenza di procedure che accompagnino l’intero ciclo di vita dei prodotti e dei servizi.
Le differenze tra grandi organizzazioni e PMI riguardano principalmente la capacità di affrontare tali problemi con risorse e responsabilità strutturate.
La ricerca offre quindi indicazioni pertinenti anche per le politiche di supporto alle imprese. Rendere disponibili documenti normativi non è necessariamente sufficiente quando le aziende devono tradurre quei documenti in specifiche tecniche, contratti di fornitura, verifiche e attività formative.
Il sostegno richiesto dalle imprese comprende strumenti utilizzabili concretamente, indicazioni coerenti e occasioni di confronto con competenze specializzate.
Per l’accessibilità digitale nelle piccole imprese, la distinzione tra obblighi giuridici e buone pratiche volontarie rimane essenziale. Le microimprese esentate da specifici requisiti dell’European Accessibility Act possono comunque adottare soluzioni accessibili, mentre le aziende soggette alla disciplina devono individuare con precisione gli adempimenti pertinenti.
Il lavoro di AccessibleEU, svolto dopo l’avvio dell’applicazione delle nuove disposizioni europee, documenta una fase nella quale la maggiore conoscenza della normativa deve ancora consolidarsi in procedure operative.
La questione più concreta riguarda gli strumenti con cui le imprese potranno mantenere accessibili i propri servizi dopo la prima verifica: aggiornamenti software, nuovi contenuti, acquisti tecnologici e modifiche ai percorsi di assistenza continueranno infatti a richiedere controlli e competenze anche negli anni successivi all’entrata in applicazione dell’European Accessibility Act.